Il Tè e la sua storia

Vua Than Nong

La storia del Tè in Cina affonda le sue radici nel periodo dell’Imperatore Shen Nong, quasi 5000 anni fa (si dice sia vissuto nel periodo tra il 2838 ed il 2698 a.C..). I cinesi ritengono questo leggendario personaggio come la più importante figura legata allo sviluppo dell’agricoltura e della conoscenza delle erbe in senso generale. Fu lui, secondo la tradizione, a introdurre nell'antica Cina le tecniche dell’agricoltura ed il suo nome significa "il Contadino Divino". A lui si attribuisce anche  il più antico compendio di medicina tradizionale: il  “Ben Cao Jing” (神农本草经)Si racconta che la sua grande passione per il mondo vegetale lo portasse ad assaggiare le più disparate erbe, per studiarne gli effetti ed indicare quali fossero commestibili e quali no. Inevitabilmente si imbattè anche in erbe velenose ed in una antico testo troviamo questa frase: “神农尝百草,一日遇七十毒,得茶以解之”, ovvero: “Shennong assaggiando le cento erbe, si imbatté nei settanta veleni, ma dal Tè ne fu liberato”. Sta di fatto che al di là di miti e leggende la Cina è a ragione considerata la patria natale della pianta del Tè, nonché il luogo in cui proprio attorno al tè, alla sua lavorazione ed al suo uso, è nata una fiorente e variegata cultura, ed è il paese che vanta la più antica  tradizione al mondo rispetto al suo consumo come bevanda.

Le diverse varietà di tè che si trovano nel mondo, le tecniche di lavorazione adottate nei diversi paesi, addirittura il nome con cui il tè viene chiamato, trovano radici in Cina.

Studi storici dimostrano che la Cina è anche il primo paese in cui si è iniziato a coltivare la pianta del Tè.

Anche rispetto alle sue origine geografiche, sebbene siano tuttora in corso accesi dibattiti in materia, oggi, studiosi e ricercatori del settore ambientale ritengono di poter affermare su basi scientifiche che questa pianta sia originaria delle province sud occidentali della Cina, in particolare  Yunnan, Guizhou e Sichuan.

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Nelle foreste di queste aree (parliamo di regioni appartenenti alla fascia sub-tropicale) sono stati ritrovati esemplari arborei di Camellia Sinensis ancora in attività vegetativa la cui  età è stimata intorno ai 2000-2500 anni e oltre, piante che oggi sono tutelate come patrimonio naturalistico, storico e culturale.

Ma come veniva consumata la pianta del tè? Quali cambiamenti e trasformazioni si sono susseguiti nei secoli prima di arrivare all’attuale usanza di bere il tè come infuso?

All’epoca di Shennong già erano note le proprietà di questa pianta, ma anche dove si parla del “Divino Contadino” che trova salvezza dai settanta veleni nel tè, è molto probabile che ci si riferisca ad un utilizzo limitato alla masticazione diretta della foglia fresca, priva di qualsiasi lavorazione. Sappiamo dunque che nell’antichità le foglie di tè venivano usate  come medicina ed erano assunte per via orale e semplicemente masticate così come si presentavano. Deve passare del tempo prima che si arrivi ad utilizzare questa foglia sottoposta ad ebollizione. Successivamente infatti si iniziò ad utilizzarla  cotta per lungo tempo, fino a ricavarne una vera e propria zuppa. Esistono documenti che testimoniano questa usanza già in epoca Jin (266-420 d.C.) e  ne ritrovano anche altri di epoca  Tang (618-907 d.C) che descrivono questo processo. Nel corso di questi secoli l’uomo imparò ad essiccarne le foglie, al sole o con fonti di calore, così da poterle conservare anche per lunghi periodi.  Si arrivò quindi gradualmente ai primi processi di lavorazione. Nel tempo alla bollitura si aggiunse anche la tecnica dell’infusione.

E’ Lu Yu (陆羽, 733-804 d.C.), considerato il padre della cultura del Tè ed autore del “Canone del Tè “ (茶经 Chá Jīng ), che cita per la prima volta l’infusione tra i metodi di preparazione del Tè.

LU YUIl Cha Jing è un testo classico monografico che risale alla metà dell’ottavo secolo, il primo che descrive in maniera sistematica e precisa le lavorazioni e le modalità di consumazione del Tè. Proprio dal Cha Jing sappiamo che durante la dinastia Tang il tè subiva diversi processi: le foglie infatti  venivano essiccate, spezzettate e pestate in un mortaio fino ad ottenere una polvere simile all’attuale Matcha giapponese. Questa polvere veniva poi preparata con acqua calda per poterne bere l’infuso. Sempre dal Canone del Tè sappiamo che già in epoca Tang si utilizzavano delle tecniche, principalmente attraverso il vapore, per bloccare l’ossidazione delle foglie e mantenerne vivo sia  il colore verde che le proprietà ed i principi attivi.

Sarà però solo dopo, durante le dinastie Ming e Qing,  che la tecnica dell’infusione così come la conosciamo oggi diventerà la principale maniera di utilizzo del tè.

A partire dai primi anni della Dinastia Ming la lavorazione del tè andò raffinandosi sempre più e la tradizionale conservazione in forme pressate (dischi, pizze o altre forme), finalizzata principalmente ad una più facile conservazione e ad una praticità di trasporto, venne man mano sostituita dalla produzione di tè essicato in foglie sfuse. Questo garantiva una miglior qualità e raffinatezza del prodotto, oltre ad essere più rapida e meno laboriosa. Ma soprattutto limitava lo spreco dovuto alla comparsa di alterazioni,  muffe, odori o sapori estranei che frequentemente obbligava ad eliminare parte della produzione dei tè pressati.

Il Tè sfuso risulta  essere ancora oggi il più utilizzato e gradito da consumatori e appassionati e rappresenta la quasi totalità della produzione odierna.

Nel tempo ogni luogo dove si coltiva il tè ha affinato le proprie  specifiche tecniche di lavorazione e ad oggi in Cina vengono prodotte diverse migliaia di varietà diverse di tè, ognuna con le sue caratteristiche particolari.

Essenzialmente la classificazione ufficiale cinese raggruppa tutti questi tè  in sei grandi categorie, a seconda delle modalità  e dei processi di lavorazione a cui vengono sottoposti: Tè Verdi, i Tè Gialli, Tè Bianchi, Tè Wulong (o Verde-azzurri), Tè Rossi, Tè Neri e Tè Floreali, categorie che potrete conoscere in dettaglio continuando a seguirci sul nostro sito.